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Casa di Cura Falcidia

Ostetricia e Ginecologia

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Amniocentesi o Villocentesi Tradizionale

L'indicazione principale alla diagnosi prenatale invasiva è rappresentata dallo studio del corredo cromosomico fetale mediante l’analisi del cariotipo tradizionale, al fine di evidenziare la presenza di eventuali alterazioni cromosomiche, sia numeriche (quali trisomie, monosomie e presenza di un marcatore), che strutturali (traslocazioni, delezioni ed inversioni). Le malattie provocate dalle anomalie cromosomiche sono tra le più importanti cause di abortività, di morte fetale o malformazioni congenite.
L'associazione a tutti nota tra età materna avanzata e rischio di non disgiunzione cromosomica è ben documentata ed i dati epidemiologici riguardano non solo la Trisomia 21 o Sindrome di Down, la più frequente anomalia cromosomica riscontrabile alla nascita, ma anche le aneuploidie a carico deicromosomi 18 (Trisomia 18 o Sindrome di Edwards), 13 (Trisomia 13 o Sindrome di Patau), e dei cromosomi sessuali (X e Y), quali la Sindrome di Turner o Monosomia X e la Sindrome di Klinefelter , dovuta alla presenza di un cromosoma X in più nei maschi.
Per la determinazione cariotipo con tecnica tradizionale è necessaria la coltura delle cellule fetali, ricavate dal liquido amniotico, e la successiva valutazione dell’assetto cromosomico tramite l’analisi al microscopio dei cromosomi in metafase. Le colture cellulari, necessarie per lo sviluppo delle colonie di cellule fetali, purtroppo, implicano tempi di attesa che si aggirano intorno ai 15-20 giorni. Se i risultati richiedono piu` tempo non è necessariamente detto che ci sia qualcosa di patologico, puó a volte significare che le cellule richiedono piu` tempo per crescere.

foto articolo

Una parte del liquido amniotico viene, inoltre, utilizzata per il dosaggio dell'Alfa Feto Proteina (AFP), sostanza prodotta dal feto che risulta elevata in presenza di alcune anomalie fetali quali, ad esempio, la spina bifida (malformazione della colonna vertebrale) e l'onfalocele (malformazione dell'addome). Il riscontro di alte concentrazioni di AFP nel liquido amniotico è indicativo unicamente della necessità di eseguire un attento esame ecografico della morfologia fetale.
In caso di necessità diagnostica, l’amniocentesi tradizionale può essere integrata dalla diagnostica prenatale Molecolare infettivologica, che consiste nell’effettuare la ricerca con tecniche molecolari della presenza del genoma di agenti infettivi, (es. Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicella Zooster, Rubeovirus, HIV, Toxoplasma gondii, Parvovirus).

Limiti di accuratezza dell’esame

L’esame tradizionale del cariotipo, pur mettendo in evidenza le principali anomalie cromosomiche numeriche e strutturali, presenta tuttavia dei limiti diagnostici, quali:

Rischio di mancanza di crescita della coltura
A volte è possibile che le cellule poste in coltura non crescano adeguatamente, con conseguente necessità di ripetizione del prelievo al fine di allestire nuove colture cellulari. Questo problema è ben conosciuto, sebbene non sia molto frequente; avviene infatti 1 volta su 500 in caso di cariotipo da liquido amniotico e 1 volta su 100 in caso di cariotipo da villi coriali.
Limiti diagnostici

Il cariotipo tradizionale, pur mettendo in evidenza le principali anomalie cromosomiche, presenta tuttavia dei limiti di accuratezza. L’esame standard, infatti, non riesce ad evidenziare le anomalie strutturali inferiori a 10-15 Mb. Con tale esame si indaga essenzialmente su quelle forme patologiche che interessano il numero e l’aspetto grossolano dei cromosomi. Nulla si potrà sapere su un elevato numero (sebbene rare) di piccole alterazioni dei cromosomi (microdelezioni o microduplicazioni), che il più delle volte sfuggono alla diagnosi. Questo limite è in parte superabile con

Necessità di approfondimenti diagnostici di 2^ livello

In alcuni casi si riscontrano anomalie cromosomiche particolari di cui non si conosce l'espressività fenotipica. Si tratta il più delle volte di piccoli porzioni cromosomiche soprannumerarie (markers), oppure anomalie cromosomiche strutturali come inversioni o traslocazioni, apparentemente bilanciate. In questi casi si richiede l'indagine sui genitori al fine di accertare se in uno di loro sia presente la stessa anomalia. Qualora ci si trovasse di fronte a mutazioni "de novo", cioè non trasmesse dai genitori ma avvenute per la prima volta nel feto, non si riuscirebbe a stabilire se nelle suddette anomalie strutturali vi sia stata perdita (delezione) o guadagno (duplicazione) di materiale genetico.

Possibilità di artefatti "in vitro":
Il più delle volte riferibili a pseudomosaicismi. Questo può avvenire nel 2-3% delle colture.
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