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Ostetricia e Ginecologia

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Cosa si intende per Fecondazione in Vitro (FIV), ed in cosa consta il trattamento?

Cosa si intende per Fecondazione in Vitro (FIV), ed in cosa consta il trattamento?

La fecondazione in vitro (FIV) è una tecnica mediante la quale si aspirano gli ovuli dalle ovaie della donna per ottenere embrioni in laboratorio (in vitro) utilizzando il seme del partner o da un donatore, nel caso di sterilità maschile. E’ una tecnica che viene impiegata quando ci sono le tube ostruite, oppure se esistono problemi di endometriosi o ancora quando il seme del partner è di cattiva qualità (per problemi di numero o mobilità o morfologia degli spermatozoi).

Fivet

La cura dura 15-­20 giorni durante i quali alla donna vengono somministrati per via intramuscolare o sottocutanea dei farmaci (gonadotropine) finalizzati all’iperovulazione cioè allo sviluppo di più follicoli. In questa fase detta di STIMOLAZIONE OVARICA, in genere. si utilizzano farmaci che stimolano una maggiore produzione di ovuli (tra 10 e 12 ovuli), vale a dire che si persegue la cosiddetta superovulazione, per avere maggiori possibilità di raggiungere positivamente una gravidanza. Il buon sviluppo di questo trattamento viene monitorizzato tramite ecografie transvaginali e determinazioni dell’estradiolo nel sangue. Nel momento in cui si reputa che i follicoli sono maturi (tra 16-­18 mm di diametro), si procede all’estrazione degli ovuli. Se tramite l’ecografia si osserva un eccessivo numero di follicoli, può essere opportuno annullare la stimolazione, dal momento che si corre il rischio di sviluppare la cosiddetta sindrome da iperstimolazione ovarica, caratterizzata da un accumulo di liquido nell’addome, disturbi o dolore addominale. Ci preme specificare che questo trattamento non impedisce alla coppia di continuare la loro normale vita ed attività lavorativa in quanto le visite sono generalmente 4­5 durante tutto il periodo del trattamento. Il prelievo degli ovociti avviene per via vaginale in anestesia locale senza lasciare alcun tipo di cicatrice. L’intervento dura in genere 15 minuti e la paziente, di solito, torna a casa 2 ore dopo lo stesso. Il liquido follicolare prelevato viene mandato al laboratorio dove, con il microscopio, si individuano gli ovuli e si effettua una stima della loro qualità e la maturità. In seguito al prelievo degli ovociti, i gameti (cioè il seme maschile e l’ovocita della donna), vengono collocati insieme in un apposito contenitore sterile affinché uno spermatozoo penetri nell’ovocita. Vengono a volte utilizzate delle tecniche di fertilizzazione assistita come l’ ICSI (Intracytoplasmatic Sperm Injection, o iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), tramite la quale lo spermatozoo viene iniettato direttamente nel citoplasma dell’ovocita. L’unione ovulo­spermatozoo si effettua lo stesso giorno del prelievo, per cui sarà necessario ottenere un campione di seme dal coniuge. Vi sono due possibili tecniche per la fecondazione, a seconda delle cause di sterilità e di altri fattori: gli spermatozoi vengono inseriti in una capsula di Petri insieme agli ovuli, oppure si effettua la cosiddetta Microiniezione intracitoplasmatica (ICSI), che consiste nell’inserire uno spermatozoo all’interno di ogni ovulo, con l’aiuto del microscopio. Questa tecnica, che in pratica garantisce l’unione ovulo­spermatozoo, passaggio imprescindibile per il conseguimento della gravidanza, viene utilizzata in gran parte dei cicli FIVET. Dopo circa 16-­20 ore, gli ovuli vengono esaminati al microscopio per individuare il numero di ovuli fecondati. È normale che si fecondino circa 7 su 10 ovuli inseminati o microiniettati. Dopo qualche ora in più in coltura, gli ovuli fertilizzati iniziano a dividersi, ed ha quindi inizio lo sviluppo embrionale. Durante il processo di divisione, viene valutata la morfologia degli embrioni per stabilire quali di essi sono viabili, e stabilire quindi il giorno del transfer. Una volta ottenuto l’embrione, questo viene introdotto nell’utero per via vaginale, nella speranza che si annidi. Diversamente dal prelievo degli ovuli, il processo per inserire gli embrioni nell’utero non ha bisogno di alcun tipo di anestesia ed, in genere, è un procedimento semplice e rapido. Mediante una sottile cannula di plastica, gli embrioni da trasferire vengono introdotti nell’utero attraverso l’orificio cervicale, sotto supervisione ecografia, in modo da assicurarci che vengano deposti nel luogo corretto dove possono impiantarsi. La percentuale di successo varia parecchio e dipende da molti fattori. Dall’esperienza del laboratorio a cui ci si rivolge alla risposta della donna alle terapie. Chiaramente più alta è l’età della paziente, minore è la probabilità di successo.
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